Mario Ferrari: ragionando su dissalazione, bacini d'accumulo e condotte - elbablog.net

Mario Ferrari: ragionando su dissalazione, bacini d’accumulo e condotte

Mario Ferrari: ragionando su dissalazione, bacini d’accumulo e condotte

Come ogni anno di questi tempi tutti parlano di acqua, di problemi idrici, in particolare in questo agosto pre-elettorale si parla soprattutto di dissalatore. Ma , come al solito, lo si fa senza alcuna cognizione di causa. L’imperativo categorico era uno solo: lasciarli fare come quattro amici al bar. Sentenziano, censurano, pontificano lasciando però vedere una ‘non conoscenza’ dell’argomento. Il silenzio si era rafforzato soprattutto ora che, ai quattro amici, si sono aggiunti i politici in corsa per le prossime regionali che sull’argomento non sanno fare nemmeno quattro chiacchiere da bar, e che fino ad oggi hanno trascurato l’argomento o nel passato la pensavano diversamente da quanto ora pontificano.


Qui corre l’obbligo di un modesto e limitato intervento su un argomento importante dove anche il nostro Giovanni ha necessità di un piccolo ripasso in modo che possa informare la folta platea dei suoi lettori e tutti i parvenu dell’ultimo momento.
Premettendo la profonda stima, per la preparazione e per la tenacia, nei confronti di Marcello Meneghin, al quale ho dato ampio risalto del suo progetto in una mia recente pubblicazione, vorrei ricordati, caro Giovanni, che il «progetto Meneghin» è stato presentato, in occasione di un convegno, il 13.06.2002 ossia nel momento in cui erano in corso le procedure per il passaggio della gestione del sistema idrico integrato dalla Comunità Montana all’ASA; quindi non parlerei di fallimento – anche perché, solo quattro anni prima, l’11.12.1998, la Comunità Montana aveva presentato il progetto dell’Ing. Edmondo Forlani per un impianto di accumulo di 1.500.000 di mc. – parlerei piuttosto di rispetto di normative legislative.
Gen. Mazzetti dell’Ufficio Idrografico dell’Arno per un bacino di raccolta del supero sorgivo con un mega serbatoio interrato in località Pietra Acuta mentre la Cassa per il Mezzogiorno individuò 3 siti concetti che trovano sviluppo nel Progetto Speciale 16, approvato dal Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica nel ’72, con il quale si finanziava il bacino di Pomonte per 1.500.000 di mc oltre l’acquedotto sottomarino; questo ci fa capire il concetto di articolazione e diversità della fornitura, come dire – in parole povere – che servono più di una soluzione per risolvere certi problemi. Un concetto che ritroveremo anche più avanti. Sempre negli anni ‘70 il capo servizio dell’Ufficio Idrografico di Pisa, Edo Novi, fornisce al CAE il progetto di un invaso a Poggio Peritondo per 2.500.000 mc., addirittura nel versante orientale dell’isola! Da non dimenticare poi il progetto curato dall’ETSAF per conto della Comunità Montana e Regione Toscana di 15 piccoli invasi a scopo irriguo per oltre 600.000 mc.

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