Non dimentichiamo i più giovani – La lettera da L’isola che c’è

Non dimentichiamo i più giovani – La lettera da L’isola che c’è

Il partenariato del progetto Educativo L’Isola che c’è invia a tutti, rappresentanti degli Enti locali e di organizzazioni che si occupano di educazione sport e cultura, una lettera per sollecitare l’attenzione ai bambini, ai ragazzi agli adolescenti in questa FASE 2 che ci vede nella prima possibilità di riorganizzare il tempo non isolamento.

Qui di seguito la lettera

Siamo il partenariato del progetto L’isola che c’è, selezionato dalla Fondazione Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile .
L’obiettivo del nostro partenariato e del progetto è contrastare la povertà educativa, costruendoci come comunità di attori sociali e culturali e attivando le risorse già presenti sul territorio , connettendole tra loro e permettendogli di riconoscersi come parte attiva di una comunità educante.
L’attuale emergenza sanitaria che stiamo vivendo e che sta bloccando molte dimensioni della nostra vita, ci interpella e ci sollecita a mettere ancora meglio a disposizione le nostre energie e il nostro progetto per non dimenticare o mettere in secondo piano la vita dei più giovani: bambini, ragazzi adolescenti dell’Elba.
Bisogna, in questo momento, continuare a tessere e rafforzare la rete educativa fatta di enti locali, terzo settore, associazioni e tutta la realtà dell’educazione e riattivare, in modo organizzato e nuovo, il sostegno alle famiglie, al sistema educativo e rispondere al diritto all’educazione che hanno i bambini.
Non vi è dubbio che l’isolamento, la sospensione della scuola, i cambiamenti negli stili di vita familiare, l’impossibilità di vivere momenti di socialità e di aggregazione, di organizzare il tempo libero in forma creativa e comunitaria siano una ferita inferta alla crescita armonica dei ragazzi, che potrà rimarginarsi dentro ad un’esperienza rinnovata di gruppo e di comunità.

– Dedicare un’attenzione particolare a chi nei mesi di isolamento e nelle fasi di lenta riappropriazione delle giuste distanze ha sofferto di più: i bimbi con disabilità, con difficoltà di apprendimento, con problemi comunicativi, economici, affettivi.
– Permettere alle famiglie, alle donne in particolare di tornare al lavoro, sapendo i loro figli custoditi ed accompagnati da animatori, educatori, youth worker, competenti in esperienze di animazione, movimento e apprendimento interessanti.
– Continuare ad offrire percorsi di rielaborazione delle emozioni, di orientamento, di consulenza psicopedagogica per stare dentro attivamente a questo cambio radicale di paradigma.
– Permettere alla scuola di riattivare i percorsi di istruzione per tutti i ragazzi nei tempi previsti, ma anche in spazi nuovi e diversi dalle aule, riconoscendo come curricolari le attività ancora da sviluppare del nostro progetto , progettando tra scuola e lo staff del progetto, altre esperienze di apprendimento che integrino il percorso scolastico.
– Individuare, ridefinire e offrire gli spazi comunitari già attivi grazie al progetto perché siano l’adeguato contesto di crescita e di sviluppo delle nuove generazioni, in interazione/integrazione con le altre generazioni, magari intrecciando le potenzialità ambientali, culturali, artistiche, storiche elbane in modo da farne laboratori di vita, condivisione, di relazione, luoghi di stimolo e risorsa per la comunità, a partire dai bambini e dai ragazzi: immaginarsi aule verdi negli ambienti del Parco, aule di musica nei teatri al chiuso e all’aperto dell’isola, aule di ricerca e sperimentazione nei laboratori scientifici del Parco minerario, nelle cucine di qualche ristorante, nelle officine di qualche impresa disponibile che voglia far amare ai ragazzi il lavoro e le tradizioni elbane.

elbablog

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