Una burocrazia completamente priva del senso del bello

Una burocrazia completamente priva del senso del bello

Può la burocrazia avere un senso del bello? Oggi risponderemmo, assolutamente no. Ma in passato non c’è da esserne così certi. Osservate l’immagine. Sembra tratta da una stampa antica, un’illustrazione di una raccolta di viaggi o mirabilia architettoniche e paesaggistiche. La bellezza e ricchezza di dettagli di orti e giardini, non in forma stereotipa ma ognuno con le sue precise linee. I tratti grafici degli alberi sembrano quasi farci pensare a olivi, alla loro precisa disposizione e a una tridimensionalità, quasi che quei pendii li potessimo ammirare con i nostri occhi.
Bene, si tratta del particolare della mappa catastale ottocentesca di Rio Marina. Immaginate se oggi un tecnico si mettesse a disegnare una mappa tecnica a colori vivaci, con particolari così evocativi. Oppure vi aggiungesse la citazione colta, come fa l’oscuro addetto del passato, che sulla zona della miniera verga in evidenza la frase virgiliana «Fodina inextaustis chalibum generosa metallis». A parte gli scherzi, sul toponimo c’è poco da dire: Rio da «rivus», per l’abbondanza d’acqua della fonte dei Canali, la più conosciuta dell’isola, definita «maravigliosa» da Sebastiano Lambardi, che forma un’ampia vallata, detta di Riale.
Che un giro toponomastico in questa zona cominci. Sulle pendici tra i due centri troviamo la val di Catone, presumibilmente il nome di un antico possidente. Le Venelle fanno molto probabilmente riferimento a piccole vene ferrifere. Interessante è il toponimo Giudimente: Sabbadini lo fa derivare da «vedimento», quindi punto di osservazione. Tuttavia potrebbe essere una corruzione di «giù di monte», indicando dunque la posizione sulle pendici del monte Fico. Curioso è il fosso del Flagello: forse fa riferimento al soprannome di un antico possidente; ma potrebbe anche originare da una passata rovinosa alluvione.
Altro bel toponimo è Piedamone: la tradizione popolare lo vuole derivato nientemeno dalla passata presenza di un tempio dedicato ad Ammon Ra. Rimaniamo con i piedi per terra. Sabbadini lo riporta semplicemente a pietrame. Ma molto probabilmente è composto da due termini. Chiarissimi sono Chiusa, Vignale, Vigneria e il fosso Orto all’Acqua, nonché l’Aia, esattamente a metà strada tra i due centri. Canapai ricorda tempi in cui la coltivazione della canapa era anche nelle nostre zone cosa del tutto normale e senza isterismi proibizionisti. Forse a frutteti di peri si riferisce Perelle, ma non è da escludere che si tratti di un toponimo corrotto. E stesso discorso può valere per il monte Fico.

Un curioso toponimo si trova vicino San Felo: Cavallo Vecchio, che forse fa riferimento a un episodio del passato. Proprio a San Felo sorgeva il borgo medievale di Cruce, la cui chiesa dedicata a san Felice riporta al toponimo moderno. La spiegazione dell’antico nome è incerta: Sabbadini la riporta a una croce votiva, ancora presente ai suoi tempi; ma non vanno escluse altre due ipotesi: il riferimento a un incrocio viario; o un antico sistema di divisione terriera. Nella zona si trova il fosso dello Scaricatore, che forse fa riferimento alla discarica dello stesso paese di Cruce. Oscuro invece è il toponimo Sessanta, che dà il nome a un fosso: Sabbadini ipotizza che si tratti di un cognome. Più chiaro è Filicaiolo: deriva dal latino «filicarium», ovvero felceto, facendo molto probabilmente riferimento alle ampie praterie formate da Pteridium aquilinum.

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