Il decreto ‘Cura Italia’ e i territori a vocazione turistica

Il decreto ‘Cura Italia’ e i territori a vocazione turistica

La risoluzione dell’emergenza sanitaria è ancora la priorità per il Paese. Il Governo italiano però, oltre a destinare nuove risorse al sistema sanitario e alla tutela delle famiglie, sta tentando di offrire risposte al settore produttivo, già in affanno e di mettere le basi per la ricostruzione che sarà necessaria dopo l’emergenza Covid 19. Non tutto è ancora chiaro e sono da migliorare e potenziare le iniziative di sostegno ai lavoratori e alle imprese che dovranno, il prima possibile, tornare a essere il motore del Paese. In questi luoghi tutte le imprese e tutti i lavoratori sono legati in maniera indissolubile al turismo, compresi molti dei lavoratori facenti parte dell’indotto a cui il decreto non fa riferimento.

L’altra criticità, che è identificabile a una prima lettura del decreto, è riferita alle migliaia di lavoratori che sono in attesa di essere assunti per la stagione estiva, sia nelle aziende turistiche che commerciali, artigianali agricole e nei servizi. Occorrono misure specifiche e straordinarie per questa tipologia di lavoratori. In alternativa, la possibilità per le aziende di assumere comunque il personale necessario ad affrontare la stagione estiva, lasciando però aperta a tutte le imprese l’opportunità di attingere alla cassa integrazione, nel caso in cui, anche dopo la fine dell’emergenza, il settore turistico faticasse a rialzarsi. Serve un grande sforzo economico, certamente, ma è l’unica via per salvare aziende e lavoratori di interi territori del nostro Paese.

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