Un gracchio corallino raro ospite d’inverno tra le rocce del castello del Volterraio

Un gracchio corallino raro ospite d’inverno tra le rocce del castello del Volterraio

Il Volterraio è un luogo dove è facile avvistare in genere alcuni rapaci quali il gheppio e la poiana, qualche volta lo sparviere. Anticamente forse il luogo era caratterizzato dalla presenza degli avvoltoi italiani, oggi quasi del tutto scomparsi dalla nostra penisola, alcuni tra i più grandi volatili del pianeta. Non dimentichiamoci che secondo alcuni autori il nome del luogo deriverebbe dal latino vultur che significherebbe proprio avvoltoio e esperti ornitologi non escludono un’antica presenza dei grandi accipitridi. Nella porzione più bassa della torre rocciosa nelle macchie e boscaglie possiamo incontrare gli appartenenti alla famiglia dei silvidi, quali l’occhiocotto, la magnanina e la capinera, in genere molto timidi e nascosti tra la vegetazione, difficili da ritrarre e quest’anno lo sono stati più del solito.

Antonello MarcheseCopyright

Tra l’inizio del sentiero, presso le casematte, e la chiesetta di San Leonardo nella stagione invernale ho ritratto spesso il pettirosso con alcuni buoni scatti anche nella stagione quasi trascorsa. Del codirosso spazzacamino nelle stagioni passate ho effettuato ottimi scatti mentre quest’anno non mi hanno dato grandi occasioni per ritrarli osservandone sicuramente meno del solito. Quasi tutta la torre di roccia è caratterizzata dalla presenza delle pernici, difficili da ritrarre, se non da molto lontano, o al volo con scarsi risultati, quando partono improvvisamente come un colpo di fucile. Da San Leonardo in su, fino al castello si trovano i sordoni e potrei dire che sono loro i residenti del castello nella stagione fredda, provenendo da più alti rilievi per svernare all’isola.

Amanti delle pareti rocciose soleggiate scrutano il panorama dalle mura della fortezza, spostandosi poi sulle pietraie e sul pendio detritico in piccoli gruppi, all’apparenza abbastanza tranquilli, poiché frequentatori di elevate montagne e quasi ignari della presenza e del disturbo dell’uomo e quindi facili da ritrarre. In passato tra i residenti invernali del Volterraio ho osservato il picchio muraiolo dalla bella colorazione rossa, nera e bianca delle ali, aggrappato alle bozze del castello con i lunghi artigli pronto a beccare i piccoli insetti che vivono nelle fessure della pietra. In realtà osservando meglio con il teleobiettivo ho visto il becco rosso dell’animale, che mi portava a identificarlo quale appartenente ad un’altra specie. Si trattava del gracchio corallino che non avevo mai osservato all’Elba.

Sono tornato diverse volte presso la fortezza nei pomeriggi invernali ritrovando l’amico gracchio che puntualmente poco prima del tramonto rientrava «a casa» da una giornata passata a nutrirsi sui rilievi orientali. L’animale dopo essersi pulito ripetutamente il becco sulle mura del castello e fatta la toilette della sera, si godeva l’ultimo sole della giornata e uno dei più bei tramonti dell’isola prima di rientrare dentro una delle fessure sul lato di ponente della rocca per osservare, romantico gracchio, l’ultima luce con la Corsica, le isole dell’Arcipelago e tutte le sfumature e i contrasti di colore sulle valli e i rilievi del Capanne, chiari e scuri tipici del calar del sole negli inverni isolani.

Il Gracchio corallino

Il Gracchio corallino è un corvide strettamente legato ad ambienti rocciosi associati a zone a pascolo con vegetazione erbacea. Fortemente gregario, la sua popolazione è strutturata in modo da avere un piccolo numero di coppie effettivamente riproduttrici e una larga parte della popolazione non riproduttiva, alcuni soggetti collaborano con le coppie . Questa particolare struttura della popolazione è probabilmente un adattamento alla vita in ambienti selettivi e talvolta difficili come quelli rocciosi e montani nei quali la componente climatica può impattare notevolmente sul tasso di riproduzione e di sopravvivenza. Cerca il cibo solitamente a terra utilizzando il lungo becco ricurvo, talvolta lo cattura in volo.

Si nutre principalmente di insetti e piccoli vertebrati che trova nell’erba o tra le rocce, talvolta affondando il becco in profondità o spostando sassi o zolle di vegetazione. Nella stagione autunnale e in inverno si nutre anche di bacche e frutti. È sedentario, effettuando principalmente spostamenti altitudinali ed erratismi di breve distanza talvolta, molto raramente, anche di qualche centinaio di chilometri. In Italia è una specie a rischio, la sua popolazione si è ridotta notevolmente negli ultimi 25 anni abbandonando molte zone dove un tempo era presente.

Il soggetto che ha passato l’inverno tra Cima del Monte e il Volterraio è un adulto in dispersione. Non si può sapere con certezza da dove provenga il soggetto elbano, certo pare essersi trovato piuttosto a suo agio in un ambiente assolutamente idoneo per lui. Cima del Monte presenta ancora un ambiente a pascolo, seppur ridotto rispetto al passato, conservato dal locale gruppo di capre selvatiche. Questo ambiente è fenomenale e fondamentale non solo per le presenze preziose ma occasionali come il Gracchio corallino, ma anche per tante altre specie ad esso legate sia per la riproduzione che durante la migrazione o lo svernamento .

Pascoli e pratelli sommitali, in ambiente insulare, meriterebbero azioni di conservazione e di ripristino urgenti.

elbablog

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *