Dissalatore di Mola e pericolosa improvvisazione

Dissalatore di Mola e pericolosa improvvisazione

Riprendo il ragionamento sul dissalatore elbano di cui al mio breve messaggio “ACQUA POTABILE – UNA DECISIONE VERAMENTE ALLARMANTE PER L’ELBA ” pubblicato su Elbanotizie il 15. Si tratta pertanto di una storia forse diversa da quella vera proprio perché ricavata soltanto da detti articoli. Un bel giorno si decide di dotare l’Isola d’Elba di un dissalatore, senza però effettuare nessun progetto completo di preventivo di spesa per costruzione ed esercizio di altre soluzioni comparative, Nulla di tutto questo. Ha così inizio il primo atto della mia storia in base al quale si prevede la costruzione di un dissalatore che non segue affatto le regole dei molti similari già costruiti in tutto il mondo e perfettamente funzionanti.

Io stesso, assieme ad alcuni geologi elbani, ben conoscendo quale era l’enorme danno di una soluzione del genere, siamo partiti con una campagna di articoli nei quai precisavamo che in quel modo si sarebbero provocati gravissimi danni dovuti all’intrusione nella falda, e quindi nei terreni agricoli di Mola, del nucleo salino provocato dalla eccessiva depressione di falda necessaria per ottenere dai pozzi non acqua potabile ma solo acqua marina. Forse non grazie ai i nostri articoli ma invece alla presa di coscienza dei progettisti, la soluzione di alimentare il dissalatore di Mola con l’acqua marina proveniente dai pozzi è stata abbandonata. Ha avuto allora inizio il secondo tempo della storia con una progettazione diversa da quella annunciata in quanto comprendente, in aggiunta, le opere di presa e pompaggio dell’acqua captata direttamente in mare aperto ed addotta meccanicamente fino al previsto dissalatore di Mola situato vicino ai pozzi di cui si è detto. Nemmeno questo secondo progetto prevedeva di seguire pedissequamente le regole normali della dissalazione ma, una volta considerato che l’acqua prodotta dal dissalatore non è di per sé potabile in quanto totalmente priva di quei sali che l’acqua potabile deve assolutamente possedere, si è pensato di effettuarne la rimineralizzazione immettendo nell’acqua che esce dal desalinizzatore non certo gli specifici prodotti chimici già sperimentati e collaudati in tutti i desalinizzatori che funzionano da anni ed anni .

Nel caso dell’Elba si è pensato invece di utilizzare semplicemente e molto economicamente l’acqua dei pozzi di Mola già ricca di sali per cui è lecito supporre sia semplicemente ed in gran parte acqua del mare. In conclusione il secondo tempo della storia prevedeva semplicemente di aggiungere all’acqua desalinizzata e non potabile delle quantità modeste e ben definite di acqua dei pozzi e tutto finiva li con il raggiumìngimento della perfetta potabilità dell’acqua dissalata. Il mio commento quella volta espresso in alcuni articoli, esplicava fondati dubbi sulla possibilità di poter raggiungere buoni risultati tramite la citata acqua dei pozzi la quale secondo mè ha la caratteristica di variare continuamente il proprio grado di salinità in funzione delle piogge che cadono sull’Elba, ed in funzione della depressione di falda provocata dal pompaggio nei pozzi stessi. Le difficoltà aumentano ancora quando si pensi che non solo a Mola cambia come detto il tenore di sale dell’acqua dei pozzi ma cambia continuamente anche la portata prodotta dal dissalatore in quanto, essendo il dissalatore privo di proprio serbatoio di compensazione delle portate, esso deve variare in continuazione la portata d’acqua prodotta, rendendo in questo modo sempre più complicata l’azione di rimineralizzazione.

Nella realtà nemmeno quest’ultima modalità di funzionamento del dissalatore sembra venga attuata e si passa invece al terzo tempo della storia.

elbablog

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